Insolita storia di una vita normale
Carlo Repetti
Insolita storia di una vita normale
Einaudi
Sinossi
“Un vecchio di ottant’anni parla a suo figlio, un uomo di quaranta. Sono seduti su un basso muretto alle spalle di una spiaggia, là dove la città incomincia. È la fine di settembre. Il padre parla guardando verso il filo dell’orizzonte, come se le cose che racconta potesse vederle davvero, in un film lontano proiettato là in fondo. E in effetti quei ricordi arrivano da una terra molto distante e da un tempo lontano”. Inizia cosi il racconto fra reale e immaginario della vita di un uomo che ha attraversato tutto il secolo scorso, il Novecento. È un viaggio quotidiano e mitico, ironico e doloroso, un viaggio di formazione che un padre trasmette al figlio raccontando, assieme alla sua, le mille altre esistenze che costruiscono la storia degli uomini. Una vita narrata “come in un film”, un alternarsi di scenari diversi fra loro: la casa americana in cui il protagonista è nato, figlio di emigrati; il viaggio col padre ai confini del deserto di Atacama alla scoperta del mondo; la nave del ritorno da cui vede per la prima volta il canale di Panama e le nuvole; il convento, luogo di pace e di dolore; i vicoli di Genova in cui esercita la professione di medico “fra i vivi che non sanno aspettare”; i fuochi d’artificio che festeggiano il millennio che finisce. Una vita nel “secolo breve” ma un lungo viaggio nel mondo, “su e giù fra l’inferno e il paradiso”.
Recensioni
Marianna Bevacqua
Liceo Linguistico "G. Vasco" di Mondovì,
“Un figlio che si nutre del padre”
L’amore per un padre, per una persona ormai anziana, lo si riconosce e lo si ammette in età adulta, quando questa è al termine della sua vita, quando la luce dello spirito si sta spegnendo, quando il corpo si indebolisce sempre più e si è pronti a lasciare il mondo terreno per una dimensione perfetta, idilliaca. È proprio così che uno dei due protagonisti de “Insolita storia di una vita normale” si sente. Proprio quando il padre sta per lasciarlo per sempre, desidera passare ogni istante con lui, sentire le storie che non ha potuto o voluto sentire negli anni prima, desidera nutrirsi di quella figura così importante che di lì a breve sparirà; si prende cura di lui, gli sta accanto e lo sta a sentire.. anche se preferirebbe sapere tutto subito, gli permette di narrare e raccontare con i suoi tempi, con le dovute pause; è paziente, lo aspetta, non fa domande.. ascolta e basta.. gli fa sentire la sua presenza. Questa è la storia di un padre di ottant’anni che seduto in riva al mare, guardando l’orizzonte, racconta al figlio di quaranta la sua vita, le sue esperienze come se potesse vedere la proiezione del film della sua vita.
È un dolce racconto carico di emozioni, sentimenti e dettagli che possono appartenere ad una persona che ha vissuto intensamente; ambientato nel Novecento, in un’epoca in cui appartenere ad una famiglia benestante era davvero una grande fortuna. Lorenzo, così si chiama il signore anziano, ha avuto un’infanzia segnata dalla perdita di un fratello, Beniamino, sempre pronto a spiegargli con calma cosa succedeva in famiglia e nel mondo; da un viaggio per il mondo con il padre, fonte di crescita e maturazione; da una grande fede già presente in lui sin da piccolo, forte e viva nella quotidianità; da un viaggio di ritorno in Italia, terra d’origine dei genitori; da un soggiorno significativo in convento. Il primo romanzo di Carlo Repetti pubblicato nel 2011 è un libro che tratta tematiche importanti, trasmette emozioni profonde e aiuta a capire la situazione sociale dell’epoca. Piacevole alla lettura e sicuramente consigliato a tutti.
Maria Plano
Liceo Scientifico "G. Vasco" di Mondovì,
“Le diversità gli uomini le costruiscono crescendo, le nutrono con il denaro e le confermano con il potere…”
Nessuna vita è uguale a un’altra, infatti ognuno di noi vive esperienze diverse e caratterizzate da diverse emozioni e solo la morte è l’unica certezza che abbiamo nella vita. Di nulla siamo sicuri se non che tutti,ma proprio tutti, un giorno moriremo. Ed è questa certezza, che scandisce il nostro tempo.
Questo romanzo racconta la storia di Lorenzo, nato in una famiglia di emigrati, che sono partiti dall’Italia e che hanno raggiunto il Sud America all’inizio del Novecento, per sfuggire alla fame e trovare un lavoro remunerativo.
Lorenzo, sin da quando era piccolo, ha vissuto insieme alla sua famiglia varie esperienze, alcune dolorose per la morte di suo fratello, e altre invece gioiose, come il viaggio intrapreso con il padre ai confini del deserto Atacama.
Lorenzo è stato allevato da una balia che, pur non essendo sua madre, lo ha sempre trattato come se fosse suo figlio. E un giorno, guardandosi attorno ha capito che le diversità gli uomini le costruiscono crescendo, le nutrono con il denaro e le confermano con il potere, poiché lui con gli altri bambini, anche se non erano della stessa razza, era sempre andato molto d’accordo e con loro si sentiva a proprio agio.
Giunto all’età adolescenziale, ritorna al suo paese d’origine, ma in Italia l’entusiasmo che provava per quel viaggio, si trasforma in tristezza perché nessun luogo gli sembra casa sua.
Così trova rifugio in un convento di francescani, ma passati alcuni mesi, si rende conto che neanche quella è una scelta adatta a lui.
Deluso viene coinvolto nella seconda Guerra Mondiale, durante la quale, deve prendere numerose decisioni dettate soprattutto dal cuore e non dalla ragione.
Il romanzo viene narrato dallo stesso Lorenzo, ormai vecchio e privo di forze, al figlio, di cui però lo stesso autore, non indica il nome, lasciando il lettore un po’ attonito e curioso.
Il linguaggio è scorrevole e di facile comprensione, all’inizio del romanzo si incontrano dei termini di origine spagnola, per evidenziare ancora di più la localizzazione dei fatti accaduti. Si cambia anche spesso l’uso dei tempi verbali, infatti, i fatti vengono racconti dal padre al figlio tramite un flashback, mentre stralci della vita di Lorenzo sono raccontati al presente.
È un romanzo molto avvincente, ma che allo stesso tempo induce alla riflessione perché fa capire che ogni uomo è responsabile del proprio destino e ognuno deve prendere delle decisioni per conto suo, senza dare retta alle opinioni degli altri.
Ilaria Racca
IIS Arimondi-Eula Savigliano,
Il libro narra di un padre che ricorda al figlio alcuni episodi della propria vita. Inizia la narrazione spiegando che nel 1915 la sua famiglia come molte altre è dovuta emigrare all’estero in cerca di fortuna, in previsone del l’inizio della grande guerra. Il vecchio, definito così dallo stesso autore, ricorda come prima scena la morte del fratello beniamino che lo a colto di sorpresa quando era ancora troppo piccolo per capire che cosa fosse successo. Racconta anche del viaggio che lo ha portato al di fuori delle mura domestiche, quando è andato in giro per affari con il padre ed infine il lungo viaggio in nave che lo ha riportato in patria a genova.
Durante la sua giovinezza sente il desiderio di andare in convento per mettere alla prova la sua vocazione religiosa che sente pulsare dietro di sè, ma dopo solamente un anno decide di ritornare alla sua vita di sempre capendo che anche se sei al di fuori del mondo, un’influenza dall’esterno la ricevi sempre.
Durante gli anni del fascismo e della resistenza diventa un medico bravo e ben stimato. La narrazione del vecchio si conclude ed egli chiude gli occhi per sempre. Il figlio alla sua morte si ritrova da solo nella casa in cui si è spento il padre, rimasta vuota e nello stesso tempo piena di ricordi ed esperienze che cerca di mettere a frutto.
Il libro è molto interessante e fa molto riflettere anche se in alcuni tratti la lettura diventa quasi piatta, quindi senza lasciare suspance e cosi’ il lettore capisce da subito come si svolgeranno i fatti. La lettura ciò nonostante è molto scorrevole e piacevole.
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